Euforbia (Euphorbia dendroides L.) Famiglia: Euphorbiaceae

Edera (Hedera elix L.) Famiglia Araliaceae
Febbraio 19, 2020
Timo maggiore (Thymus vulgaris) Famiglia: Lamiaceae
Febbraio 19, 2020

Euforbia (Euphorbia dendroides L.) Famiglia: Euphorbiaceae

Descrizione: Arbusto alto fino a tre metri, glabro, con fusti robusti di colore grigio, fusi insieme nella zona basale a formare un breve tronco. Gli steli portano all’estremità ciuffi di foglie lanceolate. Durante l’inverno e all’inizio della primavera le foglie sono verde brillante, ma con l’approssimarsi dell’estate acquistano una colorazione autunnale rosso-brunastra, per poi cadere nella stagione più calda. L’infiorescenza (detta ciazio) è riunita in ombrelle formate da 5 a 8 raggi: al centro si trova il fiore femminile, circondato da cari gruppi di fiori maschili. Il frutto è una capsula liscia e grigia che, giunta in maturazione, si apre con un piccolo scoppio, “sparando” i semi a distanza e favorendo così la diffusione delle specie. La fioritura avviene da aprile a giugno.

Habitat e Ecologia: L’euforbia erborea vive sulle rocce, generalmente in prossimità delle coste, in prevalenza su calcare. E’ una delle numerose  piante mediterranee che perdono le foglie alla fine della primavera, predisponendosi in tal modo a superare il periodo arido estivo. Come la maggior parte delle euforbie, questa pianta contiene un lattice piccante che protegge dagli erbivori. E’ la specie caratteristica dell’habitat di importanza comunitaria “Formazioni di Euphorbia dendroides”, individuato dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea. A Palagianello è localizzata sui versanti aridi della gravina in direzione di Mottola, più diffusa in quello sulla destra orografica, e sugli spalti superiori della gravina di Castellaneta.

Usi e Etnobotanica:  Il nome Euphorbia deriva da Euphorbus, medico del re di Mauritania, che nel I secolo a.C. avrebbe usato per primo la pianta per scopi curativi. Il lattice contenuto nei fusti e nelle foglie ha proprietà caustiche e si utilizzava per bruciare calli e verruche. Può provocare irritazioni a contatto  con la pelle e va evitata l’ingestione. Il lattice dell’Euphorbia erborea veniva utilizzato dai pescatori di frodo per avvelenare le acque, dolci o salate, e facilitare la cattura del pesce.